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A volte non serve appuntarsi un pettorale e partecipare ad una gara. Con un po' di voglia e fantasia ci si può inventare una sfida coinvolgente ed appagante da vivere in assoluta autonomia e libertà. Erano anni che sognavo questo giro e lo immaginavo comprendere tutte le località più suggestive e svalicare tutte le punte della corona di cime che circondano la valle. Dalla più anonima alla maggiormente frequentata.
Pochi minuti dopo le sei del mattino parto per il mio viaggio da Dumenza. image
Gps, altimetro, smartphone, tutti accesi ed in modalità silenziosa infilati nello zaino. Devono registrare tutto ma non li voglio vedere finché non rimetto piede qua. Oggi voglio assaporare la libertà più totale, nessun riferimento chilometrico ne assillo orario, solo i miei occhi e le mie sensazioni. Gli ultimi aggiornamenti meteo danno stabilità fin verso sera ma il guscio in goretex non deve mancare, dietro ogni crinale può nascondersi una sorpresa non sempre gradita. Barrette, gel e tre panini vegani di dimensioni generose si accompagnano a due bottigliette da mezzo litro e concludono il mio bagaglio. Le prime ore sono tutte all'ombra del bosco ma nonostante questo il caldo è davvero notevole e capisco ben presto che sarà il problema più grande da affrontare. Lo soffro particolarmente e così non  posso permettermi il minimo errore o leggerezza nel gestirmi pena incappare in grossi guai. Salite e discese si alternano ad infiniti traversi, di tanto in tanto una radura dove caprioli in siesta zampillano dai prati sorpresi e spaventati dal mio passaggio scomparendo a grandi balzi nel folto del bosco. Arriva il momento di uscire definitamente dalla zona Alborea e mi ritrovo sulle rampe della prima cima. Da quassù si può vedere praticamente tutto il percorso finora fatto e tutto quello che manca. Da un lato mi da forza vedere quanto ho già messo sotto i piedi ma dall'altro trovo quasi inquietante vedere quanto ancora c'è da fare. Per un attimo la mente vacilla, mi domando se sia possibile. Si lo è mi rispondo, ne ho fatte ben di peggio, è solo che qui si ha tutto davanti agli occhi e fa un certo effetto.  Scendo, salgo, scendo, salgo, scendo, salgo. Procedo ad un ritmo molto cauto ma inesorabile fermandomi solo per riempire di volta in volta le bottiglie. Sono al passo di Neggia, imagegiro di boa, attacco il monte Tamaro e da qui in avanti il percorso è più di vera montagna e anche se privo di difficoltà tecniche è un vero spettacolo. Ma il sole è una palla di fuoco implacabile, lentamente mi sta consumando ed ho la sensazione di evaporare. Sogno l'ombra e un frullato ghiacciato, per qualche minuto è un pensiero che si ficca dentro la mente e diventa la priorità assoluta, pare questione di vita o di morte e lo scaccio promettendomi che appena arrivato a casa soddisferò questa voglia irrefrenabile. Proseguo rapito da panorami splendidi offuscati da una cappa di umidità densa e calda e controllando di tanto in tanto le cellule temporalesche che lentamente si stanno formando all'orizzonte. Ora so di avere la conclusione a portata di mano, manca un quarto d'ora di salita per raggiungere  l'ultima cima e probabilmente è questo improvviso relax mentale a crearmi problemi. Di colpo capisco di non poter tollerare nemmeno ancora un minuto di sole e mi butto a terra all'ombra di uno sparuto gruppo di alberelli. Mangiucchio quel che rimane dell'ultimo panino, prendo un gel e bevo a piccoli sorsi. Chiudo gli occhi. Forse ho dormito, sono passati cinque minuti o un'ora, non ne ho idea ma vedo che il cielo si sta facendo scuro e minaccioso. Balzo in piedi e con sorpresa e un certo godimento mi accorgo di quanto sia stata rigenerante questa sosta.
Corro in salita, la cima è subito raggiunta e mi lancio immediatamente a capofitto in discesa. Una breve sosta a metà per rimpinguare ancora una volta le scorte idriche il cui conto finale sarà di tredici bottiglie da mezzo litro prosciugate! Qualche centinaio di metri d'asfalto ed infine l'auto. Ora si è davvero fatta! Mi do una ripulita, mi cambio, mangio, bevo e mi sdraio su una panchina. Guardo le nubi che corrono nel cielo.

Alberzek

5 commenti
  1. Silvano 9 giugno 2015 14:14  

    Bravo bel giretto ... di quelli che non dimenticherai mai !!!

  2. 3mea 9 giugno 2015 17:25  

    Proprio robe da Alberzek, complimenti!!!!

  3. tillo 9 giugno 2015 19:07  

    giretto come dice Silvano........ sei un grande tu e la tua montagna.....

  4. Dario Corà 9 giugno 2015 22:05  

    Camplimenti Alberto giro fantastico....
    ma alla fine il frullato ghiacciato te lo sei fatto? ;))
    Grazie per i tuoi sempre coinvolgenti racconti
    ciao

  5. Massimo Colombo 10 giugno 2015 11:46  

    Ricetta ALBERZEK
    Ingredienti: Diversi anni di allenamenti, molta determinazione, tanta voglia di avventura, buona dose di coraggio e un pizzico di pazzia.

    Unire gli ingredienti,
    amalgamare lentamente,
    lasciare riposare una notte
    all'alba agitare forte
    e l'Alberzek è pronto.